Conoscere Leonardo SCIASCIA


 

Per conoscere Sciascia (da Il contesto)


La libertà


L’uomo non aveva né casa né occupazione. Non che fosse stato rovinato dal processo e dai quattro anni di carcere che si era fatti:  i suoi guai anzi erano venuti da una vocazione all’ozio che ostentava e teorizzava ; e poiché l’ozio è, si sa, padre di ogni vizio, alla polizia e ai giudici di prima istanza parve fosse il caso di attribuirgli anche la paternità di un omicidio a scopo di furto. Non c’erano « precedenti », ma c’era l’ozio.

Se ne stava in piazza, seduto al sole, ai piedi del monumento a quel generale Carco che un secolo avanti aveva tolto quella regione a un tiranno per darla a un altro. Si era calato sugli occhi il baschetto. Immobile, in posizione di totale abbandono. Forse dormiva.

Rogas gli si fermò davanti, a fargli ombra. Come per gioco gli sollevò il baschetto. Uno sguardo disgustato e interrogativo lo fissò. Non dormiva dunque. Poi in quello sguardo passò l’ombra di un sospetto. Rogas si vide messo a fuoco, riconosciuto per quello che era. Senza cambiare posizione, apparentemente abbandonato, l’uomo ora era teso, guardingo.

- Come va ? – domandò Rogas. Il tono voleva essere ed era cordiale : ma era pur sempre una domanda, il principio di un’inquisizione.

- Non va – disse l’uomo.

- Che cosa non va ?

- Tutto.

- E prima ?

- Prima di che ?

- Prima, dico, andava ?

- Mai.

- E allora ?

- E allora stiamo qui.

- Sempre ?

- Non sempre : a volte sto a sedere in piazza del mercato, qualche volta al caffè.

- Qualche viaggetto ?

- Mi piacerebbe. Ma l’ultimo che ho fatto è stato a Rus : dodici chilometri a piedi. Tre anni fa.

- Che te ne pare di questi ammazzamenti di giudici ? – Rogas gli diede del tu perché il tipo era di quelli che dall’autorità si aspettano trattamento da vecchia conoscenza, anche se spietato.

- Mi dispiacciono – disse l’uomo, come chi sa di dare una risposta insoddisfacente e intanto febbrilmente ne prepara di più soddisfacenti a quelle che verranno. Stava passando dalla tensione alla paura.

- Il procuratore Varga…  cominciò Rogas.

- Pareva convinto che io avessi ucciso quel negoziante. Parlava bene, convinceva. Voleva mi dessero trent’anni di carcere. Gli dispiaceva, disse, che la pena di morte non ci fosse più.

- E il giudice Azar ?

- Me ne diede ventisette. Non da solo però : c’erano altri due giudici.

- Lo so. E sono ancora vivi. E tu ?

- E che potevo fare ? Me li presi. Fui fortunato che mi diedero, d’ufficio un avvocato giovane, che voleva farsi un nome. Si appellò, portò il mio processo fino alla Corte Suprema. E ora sono qui.

- E quei quattro anni di carcere ?

- Passati.

- Passati, va bene. Ma li hai fatti ingiustamente, no ?

- Mi sono fatto cinquantadue anni di vita, ingiustamente. I quattro che ho passato in carcere non mi pesano poi tanto. Il carcere è sicuro.

- Che genere di sicurezza ?

- Mangiare, dormire. Tutto regolato.

- E la libertà ?

- La libertà sta qui - disse l’uomo puntandosi un dito al centro della fronte.

- Però hai detto di avere avuto fortuna, a trovare un avvocato che ti ha tirato fuori dal carcere.

- Si dice per dire. Certo, non è stata una disgrazia. Dicevano che avevo ammazzato un uomo per prendergli del denaro, l’avvocato ha provato che ero innocente : una fortuna. Ma per il resto… - fece con la mano un gesto di noncuranza, di indifferenza.

Rogas gli posò una mano sulla spalla, a modo di saluto. Si allontanò. Voltandosi quando arrivò al limite della piazza, vide che l’uomo si era di nuovo calato il baschetto sugli occhi e aveva ripreso la posizione d’abbandono.

Il sole. Il riposo, l’ozio. Luis Cernuda, Variaciones sobre tema mexicano. Belle pagine. « La libertà sta qui ». Eh no, finisce che non ti lasciano nemmeno quella.

 

Leonardo SCIASCIA, Il Contesto.

Parole chiave
Sciascia, Novecento, narrativa, cronaca, giallo, saggio, Sicilia, Italia, società, politica, potere, mafia, giustizia, corruzione,

Leonardo SCIASCIA (1921-1989)
 

Il contesto, una parodia (1971)
 

• Un giallo inquietante

• La ricerca della verità ostacolata dalla ragione di Stato

• Contesto sociale e politico italiano
 

« ... ad un certo punto la storia cominciò a muoversi in un paese del tutto immaginario; un paese dove non avevano più corso le idee, dove i princìpi - ancora proclamati e conclamati - venivano quotidianamente irrisi, dove le ideologie si riducevano in politica a pure denominazioni nel giuoco delle parti che il potere si assegnava, dove soltanto il potere per il potere contava ».

L'ispettore Rogas che indaga sulla morte del procuratore Varga, assassinato viene confrontato a una serie di omicidi le cui vittime sono tutti giudici.

Un intreccio complicato : invece di seguire la pista indicatagli dal superiore (un uomo condannato anni prima da tutti questi giudici a scontare una pena ingiustamente), il poliziotto scopre che sotto c'è qualcosa di più grosso : un complotto tra governo e opposizione. E Rogas, come Varga si urta al Potere, basato sulla violenza, l'oppressione, l'impostura.  




Dal romanzo di SCIASCIA è ispirato il film di Francesco ROSI, Cadaveri eccellenti uscito nel 1976. 







Per studiare il testo

BREVE RIASSUNTO

 

- La scena si svolge in un paese qualunque, in una città qualunque. 
Quando ? l’autore non lo precisa ma il testo benché pubblicato nel 1971 ci fa pensare ad oggi.

- Un poliziotto, l’ispettore Rogas conduce un’inchiesta a proposito di parecchi ammazzamenti di giudici.

- Interroga un sospetto, un uomo, un emarginato.

 

IDEA ESSENZIALE - INTERESSI

Questo passo, in cui viene evocato il problema della libertà dell’individuo, presenta 3 interessi fondamentali :

- psicologico con la personalità dell’uomo e le sue reazioni  durante l’indagine

- sociale con la condanna ingiusta dell’uomo per la sua differenza

- filosofico per quanto riguarda la riflessione dei 2 protagonisti sulla libertà (nel senso largo della parola) dell’individuo



SCHEMA DELLO STUDIO 
(
parole chiave : in 1°, in 2° luogo, per finire / verbi al futuro – es.empi : studierò, analizzerò, esaminerò…)

 

COMMENTO

I/

Ricostituire chiaramente la storia dell’uomo : chi è ? Che cosa gli è successo in passato ? Perché ? Che cosa gli succede oggi ? Perché ?

Studiare il comportamento dell’uomo durante l’indagine, l’evoluzione dei suoi sentimenti.

>>> posizione d’abbandono

>>> disprezzo e ostilità (l’uomo rifiuta di rispondere alle domande dell’ispettore : perché ?)

>>> tensione >>> paura (parla, racconta il processo e si giustifica : come ?)

>>> posizione d’abbandono (indifferenza)

 

II/

L’uomo è stato condannato a 27 anni di carcere e ne ha fatti 4 mentre era innocente.

La condanna è stata ingiusta : Qual’era l’unico rimprovero che gli si poteva fare ? Perché è stato condannato ? (l.5)

>>> una vittima innocente 

>>> una vita rovinata (sempre sospetto oggi malgrado la prova della sua innocenza)

>>> una vita senza speranza (ormai tutto è uguale per lui - carcere o libertà, poco importa, è lo stesso - indifferenza totale)

L’autore presenta il sistema giudiziario come un ingranaggio capace di distruggere un individuo, di annientare la dignità della persona umana.  L.S. denuncia la mancanza di giustizia nella società.

 

III/

Ciò nonostante, l’uomo si dichiara libero perché (l.51) « …………………………………………………… »

Secondo lui, la libertà è un concetto puramente intellettuale che sta nella mente dell’uomo e anche se la libertà di agire può essere soppressa, con il carcere per esempio rimane sempre quella di pensare, invincibile.

Per questo l’uomo clama la sua libertà. Perfino in carcere dice di essere stato sempre libero e a un certo punto riconosce anzi la superiorità del carcere sulla vita libera : ll. 47 / 49 ma nello stesso tempo dice di essere stato « fortunato » di aver avuto un giovane avvocato ambizioso che lo tirò fuori dal carcere. Il suo discorso è confuso, contradditorio.

E uno che trema dalla paura quando vede un poliziotto e non aspetta niente dalla vita, a parer mio non è libero come lo pretende, nella sua testa.

« Eh no finisce che non ti lasciano nemmeno quella » sospira l’ispettore Rogas, un uomo intelligente, sensibile, colto, un letterato che conosce Luis Cernuda, autore spagnolo. Un uomo che non lotta, accetta tutto, fa solo una vita vegetativa (mangiare, dormire al sole e basta) non è libero.

 

IN CONCLUSIONE direi che mi pare perspicace, anche se pessimistico, lo sguardo di Sciascia sulla giustizia e sulla libertà. È vero che il carcere, le persecuzioni morali possono distruggere una persona e si pensa alle dittature e penso più particolarmente ad una frase pronunciata durante il processo di Antonio Gramsci, fondatore del PCI, durante il periodo fascista : « Per 20 anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare » il che segna la morte della libertà.

 

 

♦ ♦ ♦


Per conoscere Sciascia (da Il giorno della civetta)


Nessuno ha visto niente

L'autobus stava per partire, rombava sordo con improvvisi raschi e singulti. La piazza era silenziosa nel grigio dell'alba, sfilacce di nebbia ai campanili della Matrice : solo il rombo dell'autobus e la voce del venditore di panelle, - panelle calde panelle -, implorante ed ironica. Il bigliettaio chiuse lo sportello, l'autobus si mosse in un rumore di sfasciume.

L' ultima occhiata che il bigliettaio girò sulla piazza colse l' uomo vestito di scuro che veniva correndo; il bigliettaio disse all'autista - un momento - ed aprì lo sportello mentre l'autobus ancora si muoveva. Si sentirono due colpi squarciati : l'uomo vestito di scuro, che stava per saltare sul predellino, restò per un attimo sospeso, come tirato su per i capelli da una mano invisibile; gli cadde la cartella di mano e sulla cartella lentamente si afflosciò.

Il bigliettaio bestemmiò : la faccia gli era diventata colore di zolfo, tremava. Il venditore di panelle, che era a tre metri dall'uomo caduto, muovendosi come un granchio cominciò ad allontanarsi verso la porta della chiesa. Nell'autobus, nessuno si mosse, l'autista era come impietrito, la destra sulla leva del freno e la sinistra sul volante. Il bigliettaio guardò tutte quelle facce che sembravano facce di ciechi, senza sguardo; disse - l'hanno ammazzato - si levò il berretto e freneticamente cominciò a passarsi la mano tra i capelli; bestemmiò ancora.

I carabinieri - disse l'autista - bisogna chiamare i carabinieri.

Si alzò ed aprì l'altro sportello - ci vado - disse al bigliettaio.

Il bigliettaio guardava il morto e poi i viaggiatori. C'erano anche donne sull'autobus, vecchie che ogni mattina portavano sacchi di tela bianca, pesantissimi, e ceste piene di uova; le loro vesti stingevano odore di trigonella, di stallatico, di legna bruciata ; di solito, lastimavano ed imprecavano, ora stavano in silenzio, le facce come dissepolte da un silenzio di secoli.

- Chi è ? - domandò il bigliettaio indicando il morto.

Nessuno rispose. Il bigliettaio bestemmiò, era un bestemmiatore di fama tra i viaggiatori di quella autolinea […] Era della provincia di Siracusa, in fatto di morti ammazzati aveva poca pratica : una stupida provincia, quella di Siracusa; perciò con più furore del solito bestemmiava.

Vennero i carabinieri, il maresciallo nero di barba e di sonno. L'apparire dei carabinieri squillò come allarme nel letargo dei viaggiatori : e dietro al bigliettaio, dall' altro sportello che l'autista aveva lasciato aperto, cominciarono a scendere. In apparente indolenza, voltandosi indietro come a cercare la distanza giusta per ammirare i campanili, si allontanavano verso i margini della piazza e, dopo un ultimo sguardo, svicolavano.

Leonardo Sciascia, Il giorno della civetta 

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